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Crespi d’Adda: tra utopia e realtà

Nell’articolo di oggi vi introdurrò a Crespi d’Adda: tra utopia e realtà.

Dal fascino mistico, la linea che demarca il confine tra utopia e distopia in questa piccola frazione del comune di Capriate San Gervasio è molto stretta; Crespi d’Adda è oggi uno degli esempi meglio conservati nell’Europa meridionale di villaggio operaio. Nel 1995, dopo una battaglia contro il piano regolatore del comune di Capriate, è entrato nella lista dei patrimoni dell’umanità UNESCO.

Veduta della fabbrica

Il villaggio è situato, manco a dirlo, lungo la sponda bergamasca del fiume Adda, a poca distanza dalla trafficatissima autostrada A4, da cui, tra i caselli di Trezzo e Capriate, mentre si supera il fiume Adda, è possibile scorgerne lo skyline, fatto di ciminiere e villa padronale.

 

I villaggi operai

Cos’è un villaggio operaio? I villaggi operai sono stati una risposta, in gran parte utopica, ai problemi che dalla prima metà dell’Ottocento hanno iniziato ad affliggere tutte le maggiori città dell’Europa occidentale, a partire da quelle britanniche. Per migliorare le insostenibili condizioni dei lavoratori, tra turni di lavoro impossibili, sovraffollamento abitativo e mancanza di acqua potabile, alcuni imprenditori di stampo socialista (Robert Owen) o paternalista (Silvio Crespi) iniziarono a ragionare sulla creazione di una società nuova, in cui lavoro in fabbrica e la vita pubblica si potessero conciliare. In questo senso sono nati molti progetti di città-fabbrica funzionale sia all’imprenditore industriale che all’operaio, ma molti meno ne furono costruiti.

L’ingresso della fabbrica

“Tutto ebbe inizio quando due capitani d’industria illuminati – Cristoforo Benigno Crespi e il figlio Silvio Benigno – vollero costruire sulle rive dell’Adda un villaggio ideale del lavoro, un piccolo feudo dove il castello del padrone fosse simbolo sia dell’autorità sia della benevolenza, verso gli operai e le loro famiglie.” 

Crespi d’Adda è nato proprio così, quando, verso la fine del’Ottocento, la filantropica famiglia di cotonieri bustocchi Crespi decise di costruire un personale villaggio operaio. L’area scelta fu l’estremità della cosiddetta isola bergamasca, ovvero il triangolo pianeggiante compreso tra i fiumi Adda e Brembo, un’area dove al tempo si praticava ancora l’agricoltura di sussistenza. Crespi è la punta più a sud del triangolo, situato subito a nord della confluenza tra fiume Adda e fiume Brembo.

 

Ieri

Il 25 Luglio 1878 è entrata in funzione la fabbrica di cotone di Crespi d’Adda, assieme all’omonima centrale idroelettrica, costruita in funzione del cotonificio per garantire forza motrice e azionare le macchine di produzione. Il villaggio raggiungerà la sua dimensione attuale intorno alla fine degli anni ’20, con le ultime costruzioni: le ville anni venti.

Villetta bifamiliare

Cristoforo Benigno Crespi e suo figlio Silvio Crespi erano due uomini ambiziosi e l’opificio ebbe subito successo. Dopo le prime case plurifamiliari, i palazzotti, vennero costruite le casette bifamiliari, o villette operaie, dotate di orto e giardino per far passare più tempo all’aria aperta ai lavoratori e lasciar loro come hobby quello che precedentemente era la loro occupazione: coltivare la terra. Più avanti, tra gli anni dieci e venti del ‘900 furono costruite le ville dei dirigenti, più grandi e sfarzose.

La casa padronale, o Villa Crespi, venne costruita nel 1893 e fu la residenza della famiglia Crespi nei periodi di permanenza presso il villaggio: era la struttura più sfarzosa in assoluto, soprannominata anche castello per via delle merlature medioevali e dello stile tardo romantico.

Quello che più interessa, è la quotidianità della vita nel villaggio, scandita naturalmente dagli orari di lavoro in fabbrica ma non senza spazi di tempo libero. Per quest’ultimo, i Crespi si impegnarono a costruire anche edifici e strutture destinati allo svago degli operai e delle loro famiglie: una chiesa, il dopolavoro ed il teatro.

La chiesa, inaugurata nel 1893, è la copia esatta del Santuario di Santa Maria di Piazza situato a Busto Arsizio, città natale di Cristoforo Benigno Crespi. Al termine del viale principale, nel 1908, è stato inaugurato il cimitero del paese, da cui si innalza l’imponente mausoleo eclettico-esotico della famiglia Crespi.

La Chiesa

Al pari dell’apparato per lo svago furono costruiti anche edifici per l’assistenza sanitaria e per l’educazione, come i bagni pubblici, un piccolo ospedale e naturalmente le scuole.

 

Oggi

Oggi entrare a Crespi, a patto che non sia Pasquetta o una soleggiata domenica primaverile, è come fare un salto nel passato. Urbanisticamente e architettonicamente il paese è rimasto uguale agli anni ’20 – quando è avvenuta l’ultima espansione con la costruzione delle ville per i dirigenti – anche grazie alla tutela UNESCO, che ne ha impedito la speculazione edilizia e ne ha preservato l’archeologia industriale.

Veduta dall’alto

Il paese è abitato da circa 450 anime, perlopiù anziani discendenti dei lavoratori dell’opificio. La fabbrica è stata chiusa nel 2003 ed ora giace abbandonata in attesa di una ristrutturazione che non ne comprometta l’architettura; mentre la centrale idroelettrica risulta ancora attiva, come l’asilo, la chiesa e i bar/ristoranti che ora svolgono un ruolo perlopiù turistico.

L’unica strada di accesso proviene da nord, dall’abitato di Capriate: questo ne ha determinato una sorta di isolazionismo che rende il paese intriso di un fascino mistico d’altri tempi, specialmente nelle nebbiose giornate autunnali.

Crespi oggi, in una soleggiata domenica

Crespi è una storia di successo, tra le sperimentazioni utopistiche per coniugare lavoro operaio e vita privata dell’800; negli anni del suo massimo splendore la fabbrica è arrivata a dare lavoro a più di 4.000 operai. Oggi la situazione è però molto diversa, il paese è abitato ma soffre di tutti i problemi che hanno i paesini con un numero simile di cittadini. L’UNESCO fa la sua parte, ma la chiusura della fabbrica e di alcune semplici attività commerciali non ha certo aiutato.

Durante il fine settimana il villaggio operaio è visitato perlopiù da coppie e famiglie che decidono di fare una gita lungo il fiume Adda, mentre in settimana sono numerose le scolaresche di tutte le fasce d’età che si recano in visita a questo strano paese.

Arrivare a Crespi è semplicissimo, è situato a due minuti dal casello autostradale di Capriate sulla A4, a metà strada tra Milano e Bergamo; inoltre sul sito www.villaggiocrespi.it è possibile vedere bellissime foto aeree e una mappa interattiva del villaggio.

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