andreabrambo.it

E il naufragar m’è dolce in questo mar

Il mare, i tramonti, svegliarsi ogni giorno in un posto differente, il cibo (tanto cibo), le persone, le stelle, e ancora il mare.

Parole riassuntive per un tipo di viaggio-vacanza che mi ha sempre lasciato tanto: la crociera. Negli anni ho sentito svariati dubbi e convinzioni sbagliate al riguardo: “ma non ti stanchi a stare tutto il giorno sulla nave?”; “la crociera? Costa troppo!”; “come puoi veramente visitare una città in un giorno?”. Personalmente, le mie risposte sono sempre state:

  1. no, c’è sempre qualcosa da fare (anche rilassarsi prima di scendere e visitare);
  2. ci sono tante offerte e pacchetti, e più crociere fai più si paga meno (o almeno, con MSC il servizio è tale);
  3. il concetto non è visitare in modo approfondito come quando ci si ferma in una città per più giorni, ma assaggiare quel poco che ci farà desiderare di tornare in un dato posto.

 

Di fatti, ciò che mi ha sempre fatto amare questo tipo di vacanza, è proprio questa peculiarità: l’idea di relax unito ad un desiderio di scoprire sempre qualcosa di nuovo. Svegliarsi un giorno in Italia, il giorno dopo in Tunisia, l’altro ancora in Grecia. Essendo curiosa di natura, anche il solo poter assaporare, anche per qualche ora, la cultura di un paese differente da quello del giorno prima, mi ha sempre fatto venir voglia di ritornare nei posti in cui sono stata.
Israele, Cuba, Emirati Arabi: questi tra i posti che più porto nel cuore, in cui ho grande desiderio di tornare e scoprire sempre più. Molto differenti tra loro, ciascuno è riuscito a trasmettermi un’emozione e un input differente, che sia più di riflessione o di mera sorpresa.

Il vivere su una nave? Un’esperienza a mio parere soggettiva, e per quanto mi riguarda un vero e proprio luogo fisico che è riuscito a trasmettermi emozioni e più momenti preziosi in cui trovarmi da sola a pensare. Ciò che tutti sanno (o forse no, chissà) sono scontate: il cibo all you can eat (buffet e ristorante), la discoteca aperta ogni sera, le iniziative degli animatori, lo staff sempre cordiale e gentile, le serate di gala (e soprattutto, l’aperitivo annesso), ecc… Ma oltre a tutto questo, ho sempre cercato di sfruttare il meglio (nascosto) che la nave può offrirti. Parlo di tramonti in mezzo al mare, l’alba da vedere almeno una mattina (posso assicurare che vale la pena svegliarsi prima, e poi alle 5.30 apre il buffet della colazione!), ma soprattutto, le stelle a prua.

Vorrei aprire un paragrafo al riguardo: non tutti sanno che ci sono delle porte che danno accesso alla prua della nave. A differenza della poppa, dove è possibile accedere sia di giorno che di sera, a prua non è così a causa del vento. Purtroppo, tendenzialmente, a poppa, a causa delle troppe luci artificiali, non è possibile avere la stessa esperienza di osservazione. Premessa: spesso queste porte di cui parlo hanno un blocco anti-vento che viene messo dagli inservienti, un blocco che in realtà basta togliere con facilità, facendo attenzione a non fare troppo rumore quando si apre e chiude la porta.

Tranquilli, non si incorre in alcuna multa o guaio. Lo scoprii i primi anni di crociere, si parla del 2011-2012, quando con i miei amici ci divertivamo, dopo aver ballato in discoteca la sera, ad andare a zonzo per la nave. Non avevamo realmente voglia di tornare in cabina, e così approfittavamo della mancanza di gente che riempiva di giorno la nave per scoprire nuovi deck e angoli ancora inesplorati. Con questo metodo e questa curiosità, portata avanti dall’entusiasmo dei 16 anni, scoprimmo che c’era una zona particolare in cui il buio era maggiore e le stelle erano brillanti più che mai. Da quel momento in poi iniziammo ogni sera, dopo la disco, a dedicarci all’osservazione, o meglio, alla “gara” di chi avrebbe visto più stelle cadenti. Con gli anni diventò un rito andare a prua, spesso anche da sola. Penso sia uno dei miei posti preferiti in assoluto. Ricordo che una volta in particolare mi trovai a riflettere sull’immensità del tutto, della vita, della bellezza delle cose. Insomma, quei momenti profondi che ti portano a pensare a cose più grandi di te. Eravamo solo io, il buio e le stelle. E l’immancabile suono delle onde del mare che si infrangevano sulla nave.

In realtà tutte queste cose che ho descritto le ho apprezzate e amate soprattutto grazie alle persone che negli anni ho conosciuto. Iniziai nel 2010 a far crociere (sempre MSC) e le persone che incontrai quell’anno divennero tra le miei amicizie più strette. Essendo un luogo oggettivamente chiuso hai la possibilità di conoscere tante persone e ogni giorno rivederle in piscina o la sera in discoteca. Penso che ci sia un’età in cui questa cosa può svoltarti totalmente la vacanza: a 15-16 anni è facile creare un bel gruppo e divertirsi tanto da arrivare all’ultimo giorno con le lacrime agli occhi. Ora che ho 22 anni mi rendo conto che è più difficile che ciò accada, dipende sempre dalle persone e da quanta voglia abbiano effettivamente di stringere amicizia. Fu l’anno scorso l’ultimo anno che strinsi amicizia con una delle persone che ora reputo tra le mie più care amiche, e il tutto in 5/6 giorni di crociera, e mi sorpresi tanto di questa cosa. Ma, come ho già specificato, dipende anche molto dal carattere. Chiaramente l’esperienza della vacanza cambia se si parte con un gruppo già formato o con la propria dolce metà.

Uno dei miei desideri più grandi sarebbe provare questa esperienza di vacanza con gli amici più stretti, per mostrare (e far apprezzare) loro tutto ciò che ho descritto e che ho provato negli anni. Una vacanza completa, per chi vuole rilassarsi ed esplorare allo stesso tempo, mangiare al buffet a sazietà e, se proprio si hanno sensi di colpa, fare una corsa sul ponte al tramonto, oppure fregarsene e rimanere nella jacuzzi finché chiusura non ci separi.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *