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Isole Lofoten – il paradiso della Norvegia

Era un po’ di tempo che pensavo di fare un viaggio con “Viaggi avventure nel mondo”; chi ci era stato me ne aveva parlato bene e quindi quale migliore occasione se non scegliere il periodo a cavallo tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019. In questo modo, per una volta, sarei stato pronto con un discreto anticipo a rispondere alla fatidica domanda: “Che fai a Capodanno?”

Per quanto riguarda la meta non ho dovuto pensarci più di tanto; pur non avendo la più pallida idea di dove fossero le isole Lofoten la suggestione di andare a caccia di aurore boreali valeva il prezzo del biglietto. E così, zaino in spalle da 70L, mi presento all’aeroporto di Malpensa la mattina del 28 dicembre per conoscere i miei compagni di avventura. Siamo in 15, ed è un gruppo molto eterogeneo, sia per quanto riguarda le età che le esperienze di vita; ma si crea subito una certa empatia e dopo tre voli e due scali sembriamo già un gruppo di vecchi amici in vacanza.

La prima tappa del nostro viaggio è Tromsø, capoluogo della contea di Troms, punto più a nord delle isole Lofoten. Ma prima di arrivarci una sorpresa ci attendeva in volo; è il comandante ad annunciarci che dai finestrini dell’aereo è possibile vedere un’aurora boreale. Non ho mai assistito a tanta euforia su un aereo, ma vedere un’aurora è uno spettacolo unico e indescrivibile.

aurora boreale

Arriviamo quindi a Tromsø già con un certo grado di eccitazione addosso; la città è innevata e si respira una bella atmosfera. L’autista del taxi che ci conduce in albergo ci ricorda che siamo in piena notte polare, il sole tornerà solamente il 21 gennaio e quindi avremo solo qualche ora di luce crepuscolare; insomma ci attendono giorni di buio. Per la prima giornata è prevista un’escursione particolare, la corsa in slitta trainata da husky. E sono proprio io a dover aprire le danze; sveglia all’alba, bus verso il campo base, e dopo aver indossato una tuta integrale da neve, si prende posto su una delle slitte trainate, nel mio caso, da otto husky. La slitta sfreccia via piuttosto veloce e si rimane quasi a bocca aperta di fronte al panorama offerto dalle montagne che circondano Tromsø e che si estendono fino a Balsfjord e al fiordo di Malangen.

Al termine del giro in slitta si scoprono curiosità riguardanti questi splendidi animali: come ci si prende cura di loro, cosa mangiano, come vengono addestrati e com’è nata la tradizione delle slitte e infine si può anche coccolare un cucciolo di husky. L’escursione si conclude riscaldati attorno ad un tradizionale fuoco a legna collocato in mezzo ad una tenda, sorseggiando una tazza di caffè bollente e gustando un pasto a base di bidos, un piatto tipico con carne di renna, brodo e verdure.

Finita l’escursione e tornati a Tromsø, ci concediamo un giro per il centro della piccola cittadina, nonostante un’intensa nevicata. Un piccolo consiglio per chi vorrà intraprendere questo viaggio nel periodo invernale: portatevi i ramponcini dall’Italia. Con pochi euro da Decathlon vi libererete di un pensiero e al vostro arrivo in Norvegia sarete già muniti di un qualcosa che vi renderete subito conto di quanto sia indispensabile e salva-vita.

La serata si è conclusa con cenetta in un tipico ristorantino norvegese e con un piccolo drink al Magic Ice, un bar costruito interamente nel ghiaccio. Per chi non fosse mai entrato in un bar simile può essere un piacevole diversivo, ma è un’esperienza che può anche essere saltata senza grossi rimpianti.

Il secondo giorno a Tromsø è scivolato via tra una visita alla cattedrale artica e un giro sulla funivia che ci ha permesso di raggiungere uno splendido punto panoramico, perfetto per fotografi e non.

Tromsø

Nel pomeriggio era previsto il primo trasferimento aereo verso Andenes, un piccolo ma importante villaggio di pescatori, che costituisce un centro di interesse per l’osservazione di alcune specie di balene. Al nostro arrivo le condizioni atmosferiche sono pessime; vento e neve rendono piuttosto turbolento anche l’atterraggio. Dopo esserci sistemati nei nostri appartamenti è il tempo della prima cena cucinata da noi con i viveri portati dall’Italia (sì, perché la Norvegia, come tutti i paesi nordici è molto cara) e tra giochi e risate si arriva all’ultimo giorno dell’anno.

Purtroppo quella che era una delle escursioni più attese, il giro con peschereccio per l’avvistamento delle balene, salta a causa del mare mosso.

Non ci resta che ripiegare sulla visita al faro, con guida in italiano (sono molti gli italiani che lavorano in Norvegia) e su un tour in minibus che ci porta a visitare la costa ovest dell’isola. Dobbiamo ovviamente approfittare delle poche ore di luce che abbiamo a disposizione.

“La bellezza di questo luogo è semplicemente impressionante” recita la guida Lonely Planet.

E come dargli torto? I panorami sono sempre più meravigliosi, le montagne innevate che finiscono a strapiombo sul mare sono uno spettacolo che vorresti non smettere mai di immortalare.

Le strade deserte, il silenzio quasi assordante, i laghi ghiacciati, le spiagge innevate, il mare d’inverno; come dicevo è qualcosa che difficilmente puoi descrivere con le parole.

Rientriamo dal tour giusto in tempo per comprare l’alcool per la serata, in fondo non può essere Capodanno senza uno spumante da stappare. E il nostro Capodanno è sicuramente atipico, perché dopo la consueta cena in casetta usciamo per andare a caccia di aurore. E allora è una nottata all’insegna del karaoke nel minibus, con sosta per festeggiare la mezzanotte in una buia e deserta strada norvegese con brindisi e l’immancabile trenino.

Smaltiti i postumi della notte di San Silvestro l’1 ci attende un nuovo trasferimento, si va a Svolvær, uno dei maggiori centri abitati delle Lofoten. In realtà, durante i nostri giorni trascorsi sulle isole norvegesi, non abbiamo avuto grossi contatti con la popolazione autoctona (se non con un simpatico barista di Svolvær, che ci ha accolto con musica italiana un po’ retrò).

E il perché è presto detto; semplicemente anche i norvegesi vanno in vacanza in questo periodo e solitamente le trascorrono nelle loro case all’interno dei boschi. Ma case e negozi restano comunque illuminati, anche se temporaneamente disabitati; non troverete una finestra senza un lume o una stella di natale a rischiararla.

Arrivati a Svolvær, dopo essere passati in mezzo ad una vera e propria tempesta di neve, ci sistemiamo nelle rorbu, le tipiche abitazioni rosse utilizzate dai pescatori norvegesi, caratteristiche delle isole Lofoten.

Simbolo, di quella che è considerata la capitale delle Lofoten, è la Svolværgeita, una montagna a forma di corna e molto rinomata tra gli scalatori. La sua attività principale è legata alla pesca del merluzzo e all’allevamento del salmone, ma negli ultimi anni anche il turismo sta prendendo sempre più piede. A tal proposito, le Lofoten stanno per ricevere la certificazione di Destinazione Sostenibile, un marchio di qualità dato alle località che lavorano in modo sistematico per ridurre l’impatto negativo del turismo. Il comune e le aziende turistiche cooperano attivamente per assicurare che la destinazione sia un bel posto sia per viverci che da visitare.

Il paesaggio a Svolvær è veramente surreale, ai limiti del fiabesco; ed è proprio qui che probabilmente abbiamo vissuto l’emozione più bella della vacanza: il RIB safari.

Anche in questo caso l’equipaggiamento è offerto dal t.o.: tuta integrale, occhialoni, guanti, tutto per evitare di prendere troppo freddo visto l’elevata velocità con cui viaggiano i gommoni.

Ah a proposito del freddo; se avete timore di affrontare questo viaggio in questo periodo dell’anno non preoccupatevi e partite tranquilli. Le temperature non sono estremamente rigide e le correnti del golfo mitigano notevolmente, nonostante la vicinanza al circolo polare artico; insomma, basta coprirsi in maniera adeguata e non soffrirete alcun freddo.

Ma tornando all’escursione con il RIB, è un’esperienza che toglie letteralmente il fiato; entrare nel fiordo con il gommone, fermarsi per assistere allo spettacolo delle aquile di mare che si fiondano sul loro cibo, e un panorama al dir poco spettacolare, sono solo alcuni degli ingredienti che hanno reso questo tour indimenticabile.

In serata proviamo nuovamente ad andare a caccia di aurore boreali ma il cielo è coperto e, a parte una piccola aurora, difficilmente osservabile ad occhio nudo, la serata non ci regala grandi emozioni.

Il giorno seguente è previsto il tour in bus per le isole Lofoten, in quelli che dovrebbero essere i punti più belli; ma anche in questo caso le condizioni atmosferiche non sono dalla nostra parte, purtroppo la pioggia e la nebbia non ci permettono di vedere al meglio quello che il panorama potrebbe offrire. Arriviamo comunque a Reine, località resa celebre dalle foto sempre presenti nelle copertine delle più importanti guide turistiche.

Rientrati a Svolvær e dopo una veloce cena nel ristorante più famoso di questa località, il Bacalao (il merluzzo qui viene ancora lavorato come ai tempi dei vichinghi, appeso e lasciato al vento e al sole, fino a diventare secco e leggero), è il momento di effettuare il nostro ultimo trasferimento.

E quale miglior modo se non con l’Hurtigruten, il postale norvegese che ogni giorno attraversa i fiordi.

Il viaggio verso Bodø dura circa sei ore e per molti di noi, che soffrono il mare, risulta parecchio spiacevole. Dal mio punto di vista è un’esperienza comunque da provare, magari con un Travelgum in più in tasca.

Bodø è perlopiù una tappa di trasferimento, non ha molto da regalare se non un museo dell’aviazione che però noi troviamo chiuso.

Prima del nostro rientro in Italia c’è anche il tempo di uno scalo-lungo a Copenaghen, la capitale della Danimarca. E’ una notte molto divertente, iniziata in un pub a bere birra e a giocare a calcio-balilla e finita con un selfie davanti alla statua della Sirenetta dopo aver noleggiato tutti una bici.

Come ogni rientro, da un viaggio che regala così tante emozioni, c’è tanta malinconia, soprattutto nel dover lasciare un gruppo così stupendo. Perché è vero che abbiamo visto poche aurore, è vero che le condizioni atmosferiche ci sono state spesso avverse, è vero che non abbiamo visto le balene, ma nemmeno per un secondo abbiamo rimpianto la scelta della meta. Il motivo principale è il gruppo, che ha saputo sdrammatizzare una serie di sfortunati eventi sempre con il sorriso.

E poi perché sarebbe veramente sbagliato ridurre il tutto all’esperienza delle aurore; perché le Lofoten sono molto di più e con questo racconto spero di avervelo fatto capire.

Passo e chiudo.

 

2 pensieri su “Isole Lofoten – il paradiso della Norvegia

  1. Viviana Grosso

    Ho viaggiato per 10 anni con Avventure nel Mondo e il mio pensiero è proprio lo stesso! Il gruppo vale il viaggio e dopo un paio d’ore che ci si conosce, è come se fossimo amici da sempre! Spirito avventuriero e voglia di vedere sono gli altri ingredienti speciali per godersi un viaggio! Grazie per la tua bellissima recensione di questi luoghi magici che personalmente andrò a visitare a febbraio 2020 includendo anche il Polar Park perchè adoro i lupi e tutti gli animali in genere. La Norvegia l’ho già visitata ed è stupenda! PS: sono la cugina di Silvia Mauri ed ho seguito giorno per giorno il vostro bellissimo viaggio. Ciao Viviana

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