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Marsiglia: il Brutalismo della Cité Radieuse

La curiosità di oggi ci porta fuori dall’Italia, in Francia, più precisamente nella multietnica Marsiglia. Non vi racconterò una delle tante storie della Marsiglia popolare alla Jean-Claude Izzo, ma quella di un’architettura rivoluzionaria: la Cité Radieuse.

Brutto. E’ questa la prima impressione che dà l’edifico. L’Unité d’Habitation di Marsiglia, soprannominata Cité Radieuse, è stata costruita tra il 1947 e il 1952. Progettata dal’architetto franco-svizzero Le Courbusier, può essere considerata uno dei primi esempi di Béton Brut o Brutalismo, naturale proseguimento del Movimento Moderno.

I balconi colorati si contrappongono al grigio della struttura in cemento armato

 

Una città verticale?

 

Agli occhi dei più, potrebbe benissimo sembrare un palazzone popolare del Boom Economico, un parallelepipedo rettangolare in cemento armato; Citè Radieuse, è, però, qualcosa di più. Esposto al sole sia ad ovest che a est, l’edificio fu ideato per essere un piccolo quartiere autosufficente all’interno della città, provvisto di servizi per la collettività: negozi, un hotel, una scuola e addirittura un interfono che consente ai condomini di parlare tra loro. Lungo 137 metri, largo 24 e alto 56, può ospitare un massimo di 1.600 inquilini in 337 appartamenti. Come tanti altri, l’Unité d’Habitation è stata commissionata dal governo francese per risolvere il problema degli affitti post-guerra, l’architetto, però, non ha voluto costruire un classico palazzo, ma ha voluto mostrare una nuova arte del costruire per trasformare il modo di abitare.

Prima di progettarlo, Le Corbusier aveva già inventato il Modulor, vale a dire un modulo abitativo attorno al quale declinerà la progettazione dell’Unité d’Habitation; per realizzarlo si serve della sagoma di un uomo alto 1 metro e 83 centimetri da cui crea varie forme umane con l’obiettivo di trovare e ricreare un rapporto ideale tra la persona e il suo spazio vitale. É la stessa silhouette che ha lasciato l’impronta nel cemento alla base del palazzo. La cella Modular è il principio del concetto abitativo dell’architetto che crea dei veri e propri contenitori per famiglie da inserire ad incastro nell’ossatura portante dell’edificio.

All’interno, la parola corridoio non esiste, ma esistono delle vere e proprie strade, chiamate rues intérieures, dove è possibile incontrarsi per parlare come in una vera e propria via cittadina. Queste rues, sono pensate per essere buie, così da far risaltare la luminosità degli appartamenti: solo lungo l’arteria tra il 3° e il 4° piano ci si può incontrare alla luce del sole, su una panchina in cemento.

Cemento a vista, i piloni in cemento armato servono per l’ossatura dell’edifico

L’ossatura dell’edifico è costruita rigorosamente in calcestruzzo armato, un materiale ancora poco conosciuto nell’immediato secondo dopoguerra, ma di cui Le Corbusier è uno tra i principali promotori, se non il principale.

La Citè Radieuse di Marsiglia è la prima, ma non l’unica; esistono altre 4 Unité d’Habitation al mondo: a Nantes-Rezé, Firminy, Briey (Francia), e Berlino Ovest, (Germania).

Brutto, ‘la casa dei matti’, bizzarro…così era considerato all’inizio, ma oggi?

 

Oggi

 

Nel 2016, tutte le opere del Brutalismo di Le Corbusier sono diventate patrimonio dell’Unesco, e l’Unité d’Habitation è sicuramente una punta di diamante di questo movimento.

Una ‘rue’ interna

 

Ogni anno che passa la Cité Radieuse diventa sempre più popolare ed il costo degli appartamenti aumenta in modo direttamente proporzionale a quello del numero di turisti. All’interno, alcune attività sono arrivate fino ai giorni nostri: scuola, piscine, hotel, bar e ristoranti.

Tanti sono gli architetti, artisti, urbanisti che hanno deciso di costruire il loro studio all’interno del  mito, che sembra non dimostrare i suoi 65 anni.

Non tutti i piani sono accessibili, ma sia che si entri con una visita guidata (che mi sento di consigliarvi) sia che entriate da soli (come ho fatto io l’estate scorsa), vi sentirete catapultati in un‘utopia abitativa futuristica degli anni ’50, piena di genialità e creatività. Con una guida riuscirete anche ad entrare in uno degli appartamenti storici, per comprendere al meglio il concetto utopistico di appartamento che aveva l’architetto.

Il terzo piano, quello dei negozi e del ristorante, e l’ultimo sono sempre accessibili.

Particolare del tetto

All’ultimo piano è presente il MAMO, un singolare centro d’arte che si rifà a studi e opere di Le Corbusier.

Per prenotare una visita guidata, Clicca qua!

L’edificio si trova in: 280 boulevard Michelet, Marseille 13008

 

 

 

 

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