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Milano: il biscione ieri e oggi

Il biscione, el bisson, è lo stemma della casata nobiliare dei Visconti. Iconograficamente si tratta di un simbolo araldaico; il biscione è ritratto nell’atto di proteggere o ingoiare, a seconda delle interpretazioni, un uomo nudo. Mantenuto dalla casata degli Sforza, susseguitasi ai Visconti, come simbolo del Ducato di Milano, oggi assieme alla Croce di San Giorgio è rimasto il simbolo della metropoli lombarda.

Stemmi del Ducato di Milano sulla torre del castello sforzesco, negli stemmi è ben visibile il biscione dei Visconti.

 

Ieri

 

Ma qual è la storia, quali sono le origini che si ergono dietro a questo simbolo?

Le origini ufficiali dell’iconografia del biscione con l’uomo in bocca sono ancora ignote, tuttavia non sono poche le leggende che cercano di dare una risposta a questo mistero, io ne ho raccolta qualcuna, ognuno è libero di credere a quella che preferisce!

La prima leggenda vuole che furono i Visconti stessi a introdurre una leggenda eroica nella loro poco nobile storia. Il mito narra che mentre Bonifacio combatteva contro i saraceni, il figlio venne divorato da un enorme serpente. Al ritorno dalla guerra Bonifacio si metterà sulle tracce del serpente, uccidendolo e facendogli vomitare il figlio, che miracolosamente risulterà ancora vivo.

Un’altra versione, riguarda invece Azzone Visconti che, nel 1323, durante una campagna militare contro Firenze, si accampò nei dintorni di Pisa e, posato l’elmo, si mise a riposare. Una vipera scelse però l’elmo come proprio rifugio, e quando il cavaliere lo prese per indossarlo, il rettile anziché morderlo, uscì dalla fessura per gli occhi. Il fatto fu interpretato da Azzone come benaugurante, e quando tornò, decise di usarlo come simbolo della propria casata.

Biscione o Drago? Un’altra leggenda vuole che questo serpente sia in realtà Tarantasio, il mostro del lago Gerundo, un mitologico specchio di acqua stagnante situato tra i fiumi Adda e Serio. La mitologia narra che il drago Tarantasio venne ucciso dal capostipite della famiglia Visconti, che per celebrare l’impresa adottò il biscione come simbolo della casata.

Quale sia la verità non si sa, e probabilmente non si saprà mai, un fatto che rimane certo è l’importanza della figura mitologica del serpente nei testi e nell’iconografia antica come simbolo di fertilità terrestre.

.. la vipera che il Melanese accampa … 

Dante Alighieri, Divina Commedia, 8° canto del Purgatorio, v.80.

 

Oggi

 

Entrato nell’immaginario comune a Milano, il biscione con l’uomo in bocca è presente in tantissimi luoghi della città, dal castello sforzesco alla stazione centrale. Non sono neanche pochi i marchi milanesi che lo hanno adottato come simbolo all’interno del loro brand. La prima è stata l’Alfa Romeo, nel 1910, a raffigurare nel suo logo il biscione con l’uomo in bocca. Dal 1979 al 1990, l’Inter userà il biscione come stemma, ed oggi, anche se non è più presente nello stemma, il biscione fa spesso capolino sulle maglie e nel merchandising.

La storia più interessante però viene da un noto imprenditore milanese: Silvio Berlusconi. È nel 1974 che il biscione stilizzato con in bocca un fiore (e non più una persona), fa capolino per la prima volta. Il logo è quello del nuovo quartiere Milano 2, costruito a Segrate dalla Edilnord di Berlusconi. Due anni dopo, proprio da Milano 2 inizieranno le trasmissioni dell’emittente televisiva: Telemilano 58 che, come simbolo, utilizzerà lo stesso biscione.

Evoluzione del simbolo di canale 5, si può notare come un biscione sempre più stilizzato abbia preso il posto del numero 5. Fonte: www.tgcom24.mediaset.it

La parte più curiosa di tutto ciò ci porta fino ai giorni nostri, nel 1980 Telemilano 58 diventerà Canale 5; negli anni il logo subirà diversi restyling, e il biscione verrà sempre più stilizzato arrivando a fondersi con il carattere tipografico del numero 5, ma rimanendo sempre presente. La testa stilizzata del serpente verrà usata, in varianti diverse, nei marchi di proprietà di Berlusconi: Fininvest, Mediaset, il primo logo di Banca Mediolanum..

E non è finita qui! Le note fontanelle milanesi sono chiamate vedovelle o draghi verdi, proprio perché il rubinetto in ottone è a forma di testa di drago.

Drago verde

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